Rapito (M. Bellocchio, 2023): Recensione
Dal 25 Maggio è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film di Marco Bellocchio in concorso a Cannes 2023 e di cui si è tanto parlato.
Tra i film italiani è quello che in queste settimane sta andando meglio, e risulta sempre quarto o quinto al botteghino, è uscito in contemporanea con diversi blockbusters, ma certamente attira un pubblico decisamente diverso.
Il lungometraggio parla della vera storia del bambino ebreo Edgardo Mortara, rapito nella seconda metà dell'Ottocento a Bologna e condotto a Roma dopo essere stato battezzato di nascosto.
La vicenda attraversa importanti momenti storici, parlando di rivolte, breccia di Porta Pia, vita e morte di Papa Pio IX, mostrandone luci e ombre.
Sono andato a vederlo in sala con molte aspettative, parliamone.
Pro:
-Cast-
Il piccolo attore Enea Sala mi è piaciuto tantissimo, è di una grande tenerezza e tutta la parte del film incentrata su di lui mi ha veramente preso ed emozionato.
Bravi anche i suoi genitori, Barbara Ronchi e Fausto Russo Alesi, in particolare il secondo, che hanno portato a casa un'interpretazione intensa e convincente.
Filippo Timi non male, ma mi è piaciuto di più in altre vesti, e un po' carica, ma comunque notevole, la performance di Paolo Pierobon, il quale ha vestito i panni di Papa Pio IX.
-Incontro tra culture-
Da studioso di Antropologia teologica ho letteralmente amato le scene in cui tradizione e preghiera ebraica si incontravano coi ritmi scanditi e meccanici della messa cattolica, contraddizioni sia del mondo ebraico che di quello cattolico hanno fatto da leitmotiv a tutto il lungometraggio e hanno reso il tutto culturalmente interessante.
Contro:
- Scenografia e ambientazione-
Credo che si sia fatto il passo più lungo della gamba.
Gli interni non sono male, anche se molto teatrali, ma con gli esterni non ci siamo.
Il film ha grandi carenze di riprese degli esterni di Roma, e vederla di più avrebbe dato un respiro diverso al prodotto.
Mi sono sentito sempre al buio e sempre al chiuso, avendo difficoltà nel riconoscere posti ben noti.
Le due rivolte mostrate sono poco credibili, senza un adeguato numero di comparse, senza un drone rimediato a fare una ripresa dall'alto.
Qui c'è stato un evidente problema di budget.
La regia si sposta dal muro al primo piano, dal primo piano al muro, rigida, ferma, piatta, senza respiro.
-secondo tempo-
Il primo tempo: BELLISSIMO.
Durante l'intervallo ho preso un caffè, sono tornato in sala e la seconda parte del film non m'è piaciuta manco un po'.
Quindi le cose sono due : davvero la prima parte é migliore o...prima dormivo.
Se nella prima ora del film vedi due anni di vita di Edgardo, dai sei agli otto anni, poi improvvisamente sono passati dieci anni, poi altri dieci, poi è quasi il 1900.
Si sono presi il tempo giusto per raccontare la storia e poi si sono messi a correre, hanno invecchiato (male) gli attori e hanno preso un bambino biondino per interpretare Edgardo che però da grande è diventato moro, così, a caso.
E, se non sbaglio, ci sono pure delle lievi inesattezze storiche.
-la fotografia-
ACCENDETE LA LUCE. DANNAZIONE.
Era partito con otto, poi è sceso.
Voto: 7-



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