The Brutalist (B. Corbert, 2024): Recensione

            


Il 6 febbraio é uscito in sala il lungometraggio di Brady Corbert: The Brutalist con: Adrien Brody, Felicity Jones e Guy Pearce, candidato a ben dieci premi oscar e che é di certo la quota storica dell'anno.
Film della durata di 3 ore e 35 minuti, accolto da polemiche e controversie.
Parliamone.

-analisi e regia-

Una musica classica, una fotografia a volte sporca, a volte patinata, a volte sfocata.

Una regia attenta, con guizzi magistrali e uno sguardo che non pensa solo ai suoi protagonisti ma crea un contesto in ogni scena, dando respiro e visione d'insieme.

Degli attori diretti alla perfezione.

Il regista cammina nella vita del personaggio principale mostrandoci orrori, sofferenze e momenti positivi, senza risparmiarci nulla, in un realismo quasi rustico, sporco.

Un gioiello del Cinema contemporaneo, iconico l'intervallo stabilito dal regista, di ben 15 minuti,  a stemperare la durata importante del film.

Pro:

-cast-

Tutti bravissimi ma lui, Adrien Brody, brilla. Un talento fine, allenato, che non teme rivali.
Non oso pensare che l'oscar potrebbe anche non vincerlo, visto che sembra lo debba vincere Chalamet (seguiranno aggiornamenti) per via di alcune polemiche sul suo accento ungherese aiutato dall'intelligenza artificiale in fase di montaggio.
Parla ungherese per pochissimo nell'arco di tutto il film, questo può davvero rendere di poco valore una performance così sublime?
Assolutamente no!
Brody si evolve col personaggio e noi lo vediamo piangere, fare uso di sostanze, pregare YHWH, lavorare con fatica, ed é credibile sempre, ti fa entrare nella sua vita.
Una delle sue interpretazioni più memorabili.

-scenografia, costumi -

La cura per i dettagli, le pettinature ,i gioielli, i costumi é al limite del maniacale.
Restituiscono alla vista questo secondo  dopoguerra vissuto oltreoceano, in cui gli statunitensi non sanno bene come e cosa sia successo in Europa, ma sembrano essere curiosi.
Lo sfarzo in contrasto con la precarietà di Laszlo, le collane di pietre brillanti e il carbone che spala lui per vivere...sono di una poesia sopraffina.
Scenografia esterna ed interna bellissima.

-sceneggiatura e montaggio-

Una  sceneggiatura é scritta veramente bene quando scorre ma non fa sconti. Non cadere mai nello stereotipo o nel didascalico é davvero difficile, eppure qui succede. Non assistiamo nemmeno a santificazioni di Laszlo, non sono necessarie, lo vediamo per quello che é.
Nulla da dire.

-fotografia-

Si percepisce quasi come naturale, tanto é realistica, quasi in una soggettiva continua ci guida nella mente e negli stati d'animo dei protagonisti.
Gli auguro di vincere tutto la notte degli Oscar.

Aggiornamento Oscar: The Brutalist ha portato a casa tre statuette : miglior attore protagonista, e mi sembra giusto, miglior colonna sonora e miglior fotografia!
Contro:

Trovare qualsiasi contro a questo capolavoro sarebbe una forzatura


Voto : 10

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