Good American Family (L. Garbus ,2025): Recensione
Conta otto episodi, dalla durata di massimo un'ora. Gli episodi hanno registi diversi la la creatrice é Katie Robbins e Liz Garbus é la regista dell'episodio pilota.
I personaggi interpretano persone reali e sono : Ellen Pompeo e Mark Duplass, che vestono i panni dei coniugi Barnett e Imogen Faith Reid, cioè Natalia Grace.
La serie si ispira ad una vera, e bizzarra, storia vera, di una famiglia americana con tre figli che adotta una una bambina di sette anni affetta da nanismo, per scoprire poi che sono stati ingannati e che quella é una ventenne imbrogliona e violenta.
Parliamone.
-analisi-
Il titolo la dice lunga, ed é una sottile e voluta contraddizione. Ogni momento della serie ci grida che quella che vediamo non é una buona famiglia, non ha buoni equilibri e non sembra animata da valori così nobili, o almeno i valori che muovono i personaggi non sono quelli che mostrano come se fossero in vetrina.
Con un velo di inquietudine episodio dopo episodio si dispiega davanti a noi il fallimento dei tre protagonisti, che falliscono gli scopi e non sono degni di stima.
La buona famiglia americana non é altro che uno stereotipo, il giardino curato e la casa dai toni pastello sono solo una maschera. La fede ostentata e l'unione familiare sfoggiata sono solo una recita. Dietro una meravigliosa copertina c'é molto altro.
-tensione-
Un primo episodio molto ben scritto traina inevitabilmente verso la fruizione di tutta la serie. Good American Family ha un ritmo serrato, episodi pieni di avvenimenti e un continuo disagio che invece che allontanare spinge lo spettatore ad essere sempre più curioso.
Da consumare tutta d'un fiato.
Ho trovato particolarmente ben scritto anche l'episodio cinque, veramente emozionante e introspettivo. In generale comunque, la seconda parte della serie, quella incentrata su Natalia, é molto ben fatta.
Imogen Faith Reid ha un grande talento come attrice drammatica.
-soggetto-
La storia di Natalia Grace, che già conoscevo, é così assurda da sembrare inventata di sana pianta. Invece é spaventosamente vera! Le contraddizioni sono tante, anche delle versioni raccontate nel corso degli anni, ma la serie offre una ricostruzione abbastanza interessante.
Trovo che sia anche coraggioso occuparsi della trasposizione di un caso ancora così fresco, e al centro di controversie molto forti, ho apprezzato la scelta e mi sono precipitato a vedere la serie.
-sceneggiatura-
La serie si salva ed é comunque un buon prodotto perché é avvincente quello che racconta, ma ho trovato la sceneggiatura dei primi quattro episodi un po' problematica. I personaggi non sono secondo me affrontati nel modo giusto e siamo sempre davanti a come loro vogliono farsi vedere dalle persone, entrando molto poco nella loro psiche ed empatizzando con difficoltà.
Il Signor Bennett é dipinto come un totale idiota e le sue scelte sono tutte inspiegabili, e penso che questa scrittura un po' superficiale abbia penalizzato anche le performance attoriali.
La direzione, che cambia praticamente ad ogni episodio, é palesemente non omogenea e il montaggio netto non piacevole.
Inoltre molti avvenimenti vengono lasciati off screen, senza apparente motivo, rendendo alcuni passaggi didascalici.
Come detto nei Pro migliora molto con la seconda parte di episodi, per fortuna.
Voto: 7,5



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