Due spicci (Zerocalcare, 2026): Recensione
Il 27maggio è uscita su Netflix la nuova serie targata Zerocalcare: Due spicci, dopo il grande successo di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo.
Due spicci è ideata, scritta e diretta da Michele Rech (in arte, appunto, Zerocalcare), ed è composta da otto episodi dalla durata compresa tra 25e 50 minuti circa.
Le musiche sono di Giancane e i protagonisti sono i soliti, storici: Zero, Sara, Cinghiale e Secco.
Zerocalcare doppia tutti i personaggi, nell'ottavo episodio Emanuela Fanelli doppia Smeralda,e Valerio Mastandrea doppia l'Armadillo, che è la coscienza del protagonista.
Parliamone.
Analisi
Zerocalcare riesce, anche stavolta, a parlare a tutti ma in particolare a noi millenial nati tra gli anni '80 e '90 nella provincia di Roma, dando voce a: insicurezze, precarietà, dubbi, di tutti noi tra i 30 e i 40 anni, nati in un momento storico in cui prima di iniziare una vera vita "da adulti" dobbiamo fare i conti con mille difficoltà.
Zero parla, con tono sarcastico, satirico e apparentemente disincantato di: spaccio, criminalità, bullismo, discriminazione, violenza, solitudine, problemi psicologici, pizzo, e ci fornisce uno spacco di realtà "orgogliosamente" targata centro Italia, e che ci mostra una capitale che è tutt'altro che serena, ma anzi piena di falde, incertezze e spaccature.
Zero è il ragazzo "in carriera" che non è però riuscito a crearsi un futuro sentimentale e non è riuscito ad aprirsi veramente verso gli altri;
Sara è la ragazza che non ha raggiunto i suoi sogni, e vive una relazione non sana;
Secco vive di escamotage e in questa serie è diventato padre, quasi contro ogni aspettativa;
Smeralda è una ragazza brillante ma che accetta la violenza per amore;
Paturnia è l'uomo che non è riuscito a fare nulla di buono e ha ragionato solo con la violenza e i ricatti;
Cinghiale ha scelto il matrimonio e la famiglia (l'unico personaggio così), ma arranca nella vita.
-sceneggiatura-
Bisogna essere coraggiosi se si decide di parlare ad un largo pubblico, e Zerocalcare lo è.
Non nasconde idee su nessun punto, parla perfino tantissimo di religione pur non essendo lui un credente.
Parla di politica, malviventi, criminalità organizzata, non omettendo neanche le parti più disdicevoli e dando voce ad ogni "casta" della società.
Zerocalcare è uno che ce l'ha fatta, e usa il suo successo per parlare degli altri. Decisamente scomodo, anticonvenzionale, ma mai criptico, dice esattamente ciò che pensa, e lo fa con la leggerezza del genere commedia e d'animazione.
Un genio.
-Valerio Mastandrea-
Mastandrea è uno degli attori italiani che più amo, meraviglioso in praticamente tutte le produzioni di cui ha fatto parte, da Perfetti sconosciuti a C'è ancora domani, a Ruggine, fino a The place.
Qui, anche solo con la sua voce, conferisce all'Armadillo una personalità peculiare, e fa ridere di cuore, è il momento di riflessione ma allo stesso tempo la quota comica della serie.
Bravissimo, unico.
-riferimenti pop-
Intriso di cultura pop anni '90 primi 2000, tutti nel momento giusto.
Tiziano Ferro e le sue canzoni targate "Ho voglia di te" e "Tre metri sopra il cielo", Ambra Angiolini con T'appartengo, poster di Star Wars, Max Pezzali preso a esempio di vita, e perfino alcuni anime di Miyazaki, tutto ciò colloca nel tempo e nella storia questa opera, forse non lo farà "invecchiare" nel migliore dei modi, ma ora lo veste alla perfezione.
-troppi riferimenti?-
Un pro che rischia di diventare un contro è l'eccessiva atmosfera romana, i numerosi riferimenti a quartieri, città limitrofe e usi e costumi.
Parla benissimo a noi della provincia di Roma, e sarei curioso di sapere se colpisca allo stesso modo anche gli altri.
Voto: 9



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