Dal 20 dicembre é in streaming su Netflix il nuovo sudato lavoro di Bradley Cooper, che firma, dirige e interpreta il protagonista del film.
Bradley non é alla prima regia, ha già infatti sia diretto che interpretato A star is born, film premiato e osannato dalla critica che però io non avevo particolarmente apprezzato,non trovo che abbia nulla di particolare, nulla di nuovo da dire.
Maestro é tutta un'altra storia, é stato candidato a Golden Globe, BAFTA ecc, ma é di qualità superiore .
Parliamone .
-analisi-
La storia vera di Leonard Bernstein, direttore d'orchestra statunitense morto nel 1990, apre le porte a molte letture e a molti spunti. La sua relazione con la moglie, in particolare, è il focus del film, molto più del suo lavoro. L'incomunicabilità con Felicia, interpretata magistralmente da Carey Mulligan, ci viene raccontata attraverso lo sguardo di lei, tra il sorriso amaro e la cupa rassegnazione.
La loro difficoltà a capirsi diventa palese tramite un gioco che fanno uno di spalle all'altro, "indovina a quale numero sto pensando?', e questo numero è sempre sbagliato, sempre diverso, sia quando sono fidanzati sia dopo anni di matrimonio.
In uno sguardo neutro ma deciso, il film ci racconta una storia vera e straordinaria, ma dura e amara, un matrimonio felice in apparenza, una relazione lunga, ma sofferta e emotivamente insostenibile. Il film é stato accompagnato da critiche in quanto é stata considerata disdicevole la protesi nasale indossata da Cooper per somigliare di più al protagonista ,il quale ha un naso più pronunciato, caratteristica che viene spesso associata in tono canzonatorio alle persone di etnia ebraica.
Io trovo invece che la questione "razziale" sia trattata benissimo e la determinazione di Leonard abbatte anche quello stereotipo.
Pro:
-regia e scrittura -
Stavolta devo dirlo, Bradley Cooper ha fatto un buon lavoro.
Alterna momenti di estrema discrezione a intense inquadrature in primissimo piano, come ad interrogare le emozioni dei protagonisti.
Momenti screwball comedy, rimandi al cinema americano degli anni '70, , al musical, convivono con sequenze drammatiche e aiutate da musica e talento del cast.
La scrittura non spiega nulla, non è mai didascalica, dà agli spettatori il necessario per capire le situazioni e comprendere il flusso degli eventi.
La sua regia non osanna mai il protagonista, ma non lo giudica, sebbene faccia una doppia vita e abbia come amanti giovani uomini, situazione che fa terribilmente soffrire la vera protagonista del film, Felicia, sua moglie.
Questa scelta di imparzialità non è comune quando si parla di un personaggio noto e controverso, e l'ho apprezzata.
-la musica-
Le grandi opere del maestro Bernstein accompagnano il film, come a guidare una sofferta epopea, senza ausilio di molto altro se non della musica diegetica.
Il punto più alto del film é l'esecuzione della sua grande Opera "la messa", che dirige con estrema credibilità in un tripudio di fatica e impegno.
-Mulligan e Cooper-
Carey Mulligan é qui al suo momento più alto.
Ha dato prova di una maturità artistica impressionante, un contegno senza pari, un talento misurato ed indirizzato, talmente brava che in alcuni momenti sembra sia ripresa nella sua vita di tutti i giorni.
Bradley Cooper anche bravo ma un po' più artefatto, un po' alla tale e quale show.
La Mulligan merita l'oscar.
-trucco e parrucco-
Non amo questa usanza americana del, come ho scritto prima, tale e quale show (ma ne parleremo nei contro), ma ho trovato l'invecchiamento sui protagonisti veramente impressionante, per nulla grottesco e incredibilmente realistico. Il settore è stato curato da Kazu Hiro, giapponese premiato dall'oscar per L'ora più buia.
Anche i costumi sono bellissimi e fanno un viaggio dagli anni '50 fino a fine anni '70, con credibilità ed eleganza, non a caso sono stati curati dal pluripremiato Mark Bridges, che è costumista anche de Il Petroliere, Il lato positivo, The Artist (che infatti nelle sequenze in bianco e nero mi è subito venuto alla mente) e Il filo nascosto, opera sofferta e sublime interpretata magistralmente da Daniel Day Lewis.
Insomma Cooper si è circondato da professionisti di altissimo livello, ti piace vincere facile.
Contro:
- tale e quale show-
Negli Stati uniti, molto più che nel resto del mondo, c'è un po' un'ossessione che riguarda il 99% dei biopic: rendere gli attori identici il più possibile ai personaggi reali di cui si racconta la storia.
Questa prassi rende spesso irriconoscibili gli interpreti. Mi viene in mente Rami Malek e la sua protesi dentale, con cui ha vinto l'oscar per l'interpretazione di Freddy Mercury, o ancora Daniel Day Lewis in Lincoln, premio oscar, Gary Oldman nell'Ora più buia, premio oscar, Eddy Redmayne ne La teoria del tutto, premio oscar, Helen Mirren in The Queen, premio oscar, Will Smith in Una famiglia vincente, premio oscar...diciamo che il biopic porta l'oscar, molte volte, e più somigli al personaggio storico che interpreti più le probabilità aumentano.
A molti questo stile piace, a me no.
Trovo grottesco e impersonale trasformare un attore da capo a piedi per un'interpretazione che deve risultare più convincente, un attore più è soffocato dalle protesi, meno è libero.
In Maestro questo lavoro non è esasperato, ma si nota.
-controversie-
Bradley Cooper non è di fede ebraica, e fin qui nulla di male, mentre lo è Jake Gyllenhaal, e indiscrezioni che si sono rincorse fin dalla Mostra del cinema di Venezia, sostengono che avrebbe voluto realizzare lui questo progetto, ma l'ha spuntata il caro Bradley che è stato perfino prodotto da Scorsese.
In molti si sono chiesti: non sarebbe stato più giusto lasciare il progetto ad un attore di fede ebraica proprio come il "maestro" Leonardo Bernstein?
Voto: 8,5
Sembra molto interessante questo film, poi non avevo riconosciuto Bradley 😬, un po' inquietante. Adoro la Mulligan😍 ,vado di corsa a vederlo !
RispondiElimina