Finalmente l'alba (S. Costanzo, 2023): Recensione

 



Il 14 febbraio è uscito nelle sale italiane Finalmente l'alba, noir ambientato nel dopoguerra romano prodotto in Italia ma che vanta un cast internazionale: Joe Keery (Stranger Things), Lily James (Cenerentola), Willem Dafoe (Spiderman, Povere Creature!) e l'italiana Alba Rohrwacher, Michele Bravi (con parrucca bionda), nonché la giovanissima Rebecca Antonaci, di soli venti anni e al suo debutto cinematografico. 

Il film è diretto e scritto da un regista noto per i suoi silenzi e per il suo taglio molto personale: Saverio Costanzo, noto in particolare per La solitudine dei numeri primi (film che non amai quanto il libro).

Il prodotto è costato quasi 30 milioni di dollari, ed è stato girato a Roma, in particolare a Cinecittà, e presentato a Venezia a settembre 2023.

Ma parliamone.


-analisi - (spoiler)

Il film racconta la Roma delle grandi produzioni internazionali, dei kolossal in costume che si preoccupano poco della fedeltà storica, del divismo anni '50, delle comparse ammassate nei corridoi, di un dopoguerra che ha come leit motiv la fame, la voglia di riscatto.

La famiglia di Mimosa, la protagonista, è modesta ma dignitosa, hanno sistemato la figlia con un bravo ragazzo napoletano che lei non ama, mentre per l'altra, Iris, sognano qualcosa di diverso, la portano a fare un provino a Cinecittà, e, per una serie di strane circostanze anche la sorella, l'altra, si trova a partecipare a questo film, di cui si stanno concludendo le riprese, che vanta un cast di divi americani.

Visto con gli occhi di Mimosa è tutto un sogno: vestito nuovo, rosso e alla moda, tacchi, cene, chiacchierate con persone famose, flirt con l'attore tanto sognato.

Uno strappo alla regola, anche due, per una serata che è un sogno, una giornata infinita che le fa cambiare la vita. Ma poi cosa le rimane?

Mimosa abbandona la sua purezza lì, negli studi di Cinecittà, i suoi vecchi vestiti le cadono ma il buio incombe, gli attori tanto amichevoli sono tutti dei lupi e lei, nel suo vestito rosso, è solo un'immatura Cappuccetto, che sogna e vuole soltanto tornare a casa, come chiede di continuo.

Il mondo patinato del successo nasconde: droga, falsità, illusione.

Il successo di Josephine (Lily James) è minato dalle nuove dive, più empatiche e naturali, mentre lei è percepita come classica, quasi vecchia, viene chiesto quale film bello abbia fatto e i titoli non sembrano venire in mente.

Mimosa in questa infinita ed inquietante gita, scopre che non c'è niente di meglio della sua essenza, scopre che è solo un giocattolo per i "ricchi", che  giocano con lei come fosse un pupazzo un "passatempo".


Pro:




-fotografia -

Il tunnel onirico che vive la protagonista è ben scandito dalla luce, sempre calda sul suo viso, Tutti i divi splendono di luce propria, in particolare Josephine (Lily James), che sembra quasi irreale.
Gli ambienti chiusi, gli studi, hanno quella penombra del mistero, e la villa della festa sembra quasi sia al buio, come ad oscurare tutte le cose che vi avvengono.
Meravigliosa la luce naturale dell'alba finale, di Piazza di Spagna, così vuota, così irreale.


-costumi e trucco-

Costumi semplici ma efficaci e fedeli, quasi grotteschi in alcuni casi, così come il trucco.
In particolare il personaggio di Josephine, truccata, artefatta, con la parrucca, svela alla fine la sua vera identità, la sua sciatteria, mostra che non è più speciale di nessun altro, anzi, si nasconde dietro una coltre di finzione.
Le porte chiuse in faccia a Mimosa (da parte di Sean e di Josephine), svelano la vera essenza dei personaggi, anzi, permettono allo spettatore di capire che quell'essenza loro non vogliono affatto mostrarla.

-cast-

Tutti eccezionali. Rebecca Antonaci molto intensa, Lily James irritante e perfida, ma che nasconde una fragilità e un'emotività combattute e trattenute, Willem Dafoe, che per la protagonista è uno dei pochi contatti con la realtà, bravo e autoironico, che parla un buffo italiano (l'attore vive a Roma da diversi anni), ma riesce ad essere l'unico sguardo rassicurante nella gabbia dei leoni.
Ottimo assortimento.


Contro:





-budget e ritmo-

Come si può pensare che un film del genere riesca a pareggiare (e superare) con l'incasso i costi di produzione quando questi si aggirano intorno ai 29 milioni di dollari?
Penso sia stato speso tutto per il cast internazionale, apprezzo l'ambizione, ma il film è decisamente d'autore, di nicchia e non destinato al grande pubblico, è in top ten nel box office italiano, ma non sta registrando neanche lontanamente i numeri di Tutti tranne te (recensione QUI), e ora con Past Lives (che andrò a vedere presto), Dune 2 (che vedrò in anteprima il 27 febbraio) e La zona di interesse (uno dei favoriti agli oscar), rischia di essere ignorato.
I tempi registici non aiutano, alcune sequenze sono davvero troppo, troppo, troppo distese, e manca ritmo.




Voto: 7





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