La società della neve (J.A. Bayona, 2023): Recensione
Su Netflix, è disponibile dallo scorso 4 gennaio, il film basato sul disastro delle Ande del 1972, avvenimento passato alla storia come una vera e propria lotta alla sopravvivenza. Ben quarantacinque persone precipitarono infatti mentre erano in volo verso Santiago del Cile, nel bel mezzo delle Ande, e lottarono per oltre due mesi per non morire, ne sopravvissero solo sedici, e il resto è storia. Sono stati scritti romanzi e realizzati due film prima di questo, che sta riscuotendo ottimi consensi di critica ed è stato candidato sia ai Golden Globe che agli Oscar come miglior film straniero, rappresentando la Spagna (tutte le nomination QUI).
J.A. Bayona è un regista già noto per The Impossible, Jurassic World - il regno distrutto e altri, ha girato questo film in Sierra Nevada e sulle Ande, sfidando i luoghi avversi e le condizioni atmosferiche.
Ma parliamone.
-analisi e regia-
Percepire la grandezza dello spazio naturale può creare un'immediata sensazione di claustrofobia, se accostata ad uno spazio oppressivo, chiuso e che sembra incredibilmente piccolo, un aereo che era accogliente diventa causa di morte, e diventa prigione.
Le bianche distese delle Ande ci fanno respirare purezza, ambienti incontaminati, mentre la morte e la rassegnazione prendono vita proprio lì, nel nulla, spariscono quando l'occhio si allontana e rimane solo il silenzio. L'uomo, i personaggi come lo spettatore, non può che vivere una sorta di consapevole impotenza, e quasi lasciare la speranza.
Sopravvivenza e lotta etica sono alla base del film, come rimanere in vita dopo che le poche provviste sono finite? Cosa fare per non morire nella speranza che prima o poi arriveranno i soccorsi? Il dilemma è cruciale: la mia anima o la mia vita? I miei principi o un giorno in più su questa terra?
I vari personaggi si rivolgono a Dio, ai santi, alla vita, si appigliano a ricordi dolci e alla grande voglia di mangiare un buon pasto e passare un compleanno in famiglia, accanto al sorriso malinconico della rassegnazione, appare la morte, amica/nemica dei protagonisti, amica perché sollievo, nemica perché oblio.
Non c'è giudizio per le scelte dei personaggi, e nemmeno commiserazione, il taglio di Bayona è chiaro, la bellezza dei suoi paesaggi mozzafiato stride con la disperazione dei sopravvissuti, e crea disagio, mantenendo il ritmo sempre serrato, sempre alto, fino alla conclusione tanto attesa e sperata dai fruitori del lungometraggio.
Il film ribalta i valori dei protagonisti, mettendo in discussione tutto ciò a cui, anche noi, siamo abituati, e tutto ciò a cui diamo importanza
Una storia già nota, ma raccontata in modo nuovo.



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