Il 22 febbraio è uscito nelle sale italiane La zona d'interesse, di Jonathan Glazer, film molto discusso e che parla dell'olocausto e della banalità del male. Il film é tratto dal romanzo omonimo e sta raccogliendo premi in tutto il mondo, proprio pochi giorni fa é stato premiato con tre BAFTA a Londra, come miglior film britannico, miglior film in lingua non inglese e miglior sonoro (tutti i vincitori qui),ha ricevuto cinque nomination agli Oscar, tra cui miglior film e miglior film straniero (é una produzione inglese e polacca) e sembra tra i favoriti, potete vedere le nomination qui.
Ma parliamone.
-analisi e sceneggiatura-
Nel panorama cinematografico ci sono una miriade di film sulla Seconda guerra mondiale e sull'olocausto. Capolavori come Schindler's List, JoJo Rabbit, il bambino col pigiama a righe, La vita é bella sono indimenticabili. La zona di interesse é un punto di vista nuovo e non parla dello sterminio degli ebrei: parla del male, in generale.
Il regista non si gira dall'altra parte, semplicemente non mostra ciò che già conosciamo, non aggiunge facili immagini e sequenze sensazionalistiche, non intende giocare facile. Mediante poche battute, al limite del cinico e piene di qualsiasi forma di empatia, ci trascina in un mondo fatto di turbamento e disagio, che ha lo scopo di fare sentire un po' tutti noi responsabili di qualcosa, causa di ogni male che avviene nel mondo.
I protagonisti sono completamente insensibili, l'unico che sente il disagio ed é continuamente agitato é il loro cane.
Tutto ciò é vero? No, ma l'indifferenza é parte del problema.
Pro:
-suono-
Il suono é fenomenale. I rumori delle urla, degli spari, sono il continuo sottofondo di ogni azione quotidiana della famiglia Höss, sentiamo ma non vediamo, immaginiamo e sentiamo tutto il disagio, e questo ci disturba.
L'idea del suono che racconta piú delle immagini é geniale, vincerà di certo l'oscar.
-scenografia-
Pulita, lineare, che quasi ha paura di essere contaminata dall'esterno, la casa degli Höss, un ambiente asettico, in contrasto col fumo che sale continuamente nel cielo, a sporcare quell'apparente ordine. Giardino e piscina impeccabile, il "paradiso" come viene etichettato dalla madre della protagonista.
Un paradiso che affaccia sull'inferno.
-musica-
Colonna sonora che mette a disagio.
Sembra il suono dell'inferno, dell'oltretomba, urla che stridono e spaventano, non mi viene in mente nulla di simile, é raffinata e unica, estremamente d'impatto.
-regia-
Una regia coraggiosa ci conduce verso un film necessario.
Glazer é tagliente e ci mostra il lento declino morale di un personaggio storico che ha ottenuto un premio produzione per aver lavorato davvero molto bene al campo di Auschwitz, causando, o meglio favorendo, la morte di migliaia di persone.
Questo declino lo vediamo alla fine, la sua discesa verso il buio, scalino dopo scalino, i suoi conati di vomito, caratterizzano il suo percorso verso l'impossibile perdono.
Contro:
-non contro ma considerazioni -
Agli Oscar il film compete con grossi titoli, come Oppenheimer e Povere creature, e risulta un prodotto di difficile fruizione per chi é abituato ad un genere più didascalico e chiaro.
Molti potrebbero capirlo poco, di conseguenza quindi potrebbe ricevere un passaparola fuorviante.
Voto: 8
'la banalità del male'...
RispondiEliminaLeggendo la tua recensione viene subito voglia di andarlo a vedere, spero di riuscirci, sembra davvero Interessante!
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