Past lives (C. Song, 2023): Recensione

 



Il 14 febbraio è uscito nelle sale italiane Past Lives, di Celine Song, regista sudcoreana alla sua opera prima, il film, inoltre, sembra sia ispirato in parte alla sua vita personale.
Past Lives, rigorosamente targato A24, e distribuito in Italia da Lucky Red, sta letteralmente sbancando al botteghino nostrano, dominando la classifica del box office fin dalla sua uscita, ha già superato 1 milione di incasso e sono certo che arriverà, e supererà, i 2. 
Arriveranno però, tra il 22 febbraio, il 28 e il 29 dei titoli che sono di certo destinati a sbancare: La zona d'interesse, Dune 2 e Estranei, quindi sono curioso di verificare la sua tenuta.
Di certo questo titolo attira tutta una fascia di donne appassionante di serie coreane, le così dette K drama, e può essere considerato appetibile da un'ampia, ma ben definita, fascia di pubblico, oltre a chi lo vedrà a causa dei numerosi premi a cui è stato candidato, tra cui gli Oscar, sia nella categoria Miglior film che Miglior sceneggiatura originale (tutte le nomination agli Oscar 2024: QUI).

Ma parliamone.



-analisi e sceneggiatura-

Ci si aspetta di certo un film romantico, anzi, forse ci si aspetta un film sdolcinato, pieno di lacrime, dichiarazioni d'amore e retorica, invece no. Past Lives è essenziale, cinico, realista e di certo non banale. Le classiche dinamiche hollywoodiane da romantic comedy vengono completamente ribaltate, e si assiste ad un prodotto disincantato, che scorre secondo nuovi e diversi ritmi, tipici del cinema asiatico, regalando un'esperienza diversa dal solito.

Il film ci mette davanti a due culture diverse, due modi di vivere diversi, una sudcoreana trapiantata in Nord America finisce per dimenticare, apparentemente, la sua cultura, abbracciando il modo di vivere prima Canadese, poi statunitense, divenendo una cittadina americana, con tanto di marito americano e t-shirt con la scritta Niagara Falls.

Il suo passato però bussa alla porta, nei panni di Hae Sung, che incarna: infanzia, cultura, amicizia, affetto e un vago sentimento di irrisolto, di inconcluso. Fare i conti, dopo tanto tempo, con gli ideali e i principi del suo vecchio amico la espone, mostrando quanto sia ora dissidente e stridente sia nel modo di vivere che di pensare.

L'idea di accettare le cose così come sono, con apparente passività, fa sentire lo spettatore impotente davanti alle scelte (alle NON scelte) dei protagonisti.

Pro:


-fotografia -

La luce è bellissima, è la cosa più bella del film.
In un freddo contesto autunnale i colori metallici e scuri hanno la meglio, creando un'atmosfera da quadro espressionista.
Pozzanghere, pioggia, atmosfera soffusa, illuminata dalle luci artificiali della strada, rendono tutto poetico, equilibrato.
Molti i tableaux vivant, in cui questi due alieni, dai ritmi poetici, sono trapiantati nella frenetica New York.

-Teo Yoo-

Teo Yoo, nei vari momenti del film dimostra di essere un attore incredibilmente intenso, genera immediatamente empatia col personaggio e si vede maturare, scena dopo scena, la sua vaga speranza di poter rivedere, e rivivere, il passato che tanto gli manca.
Il suo cinismo, la sua rassegnazione a non poter cambiare la sua vita, la sua carriera, lo portano a vivere come in un limbo, suo malgrado.

-musica-

Colonna sonora molto trascinante, composta da Christopher Bear e Daniel Rossen, dai toni orientali all'inizio e poi sempre più presente e dai toni rockeggianti.
Accompagna, con delicatezza, ogni scena, sostituendo le parole.

-regia-

Celine Song conferisce al film un taglio personale, con delle scelte che rendono, diversi passaggi, iconici.
Vedere l'immobilità dei personaggi, non tanto nel corpo quanto nello spirito, contrapposta alla giostra carosello in azione, vedere i riflessi di loro stessi in: pozzanghere, vetri, finestre, fotografie, fa percepire tutta la loro stasi.
Incredibile la scena del bar, in cui Nora e Hae Sung parlano in fitto coreano, mentre il marito di lei viene gradualmente eliminato dall'inquadratura, divenendo un oggetto di scena, materiale che sembra di troppo, che non serve a completare un equilibrio che va già bene così.
Avrei candidato la Song come miglior regia agli Oscar, mi spiace non sia stata considerata, sembra che agli Academy basti una quota rosa tra i registi, e quest'anno è toccato l'onore a Justine Triet, di Anatomia di una caduta.
Trovo assurdo tutto ciò.

Contro:


-ritmo-

Come ho già detto il film ha un ritmo tipico del cinema asiatico, è scandito, lento, riflessivo e in alcuni momenti potrebbe risultare noioso a chi è abituato ad un genere diverso e dal montaggio più serrato. Qui il montaggio non interviene prepotentemente, ma è quasi impercettibile, delicato, e io preferisco il dinamismo.
Quindi ok riflettere, ok entrare nella psiche dei personaggi, è veramente un viaggio interessante ed è uno spaccato di vita senza pretese e climax, ma un film dalla durata di un'ora e 45 sembra durarne tre.




Voto: 7-




Commenti

  1. Mi piacciono le serie coreane ma non mi attira per niente questo film😁 di certo non spenderei soldini per andare al cinema, probabilmente ce ne sono un altre simili si netflix 😐

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