May December (T. Haynes, 2023): Recensione
Il 21 marzo é uscito in sala il nuovo film di Todd Haynes: May December, il regista ha già diretto film interessanti come Lontano dal paradiso, Carol e Io non sono qui.
May December, prodotto tra gli altri dalla stessa protagonista, cioè Natalie Portman, è stato candidato a diversi premi, tra cui sceneggiatura originale agli oscar (scritta da Samy Burch), quattro nomination ai golden globe e ad altri premi.
Il cast comprende le premio oscar Natalie Portman e Julianne Moore e Charles Melton.
Il soggetto è basato sulla vera storia di Mary Kay Letourneau, donna che ebbe dei figli da un adolescente, passata alla storia della cronaca nera anni '90.
Ma parliamone.
-analisi e sceneggiatura-
La protagonista, interpretata come già detto dalla Portman, è un'attrice totalmente devota al metodo Stanislavskij, deve raccontare ed interpretare in un film indipendente la controversa storia di Gracie (Julianne Moore), donna sessantenne che ha sposato anni prima un ragazzo con 23 anni meno di lei (Charles Melton), da cui ha avuto tre figli, di cui una ha visto la luce in prigione. Come si può empatizzare con una personalità del genere? Impossibile, eppure lei ci riesce, prendendo via via le sembianze e il look della donna.
In un film totalmente lasciato alla bravura degli interpreti si dispiega una sceneggiatura a dir poco conturbante.
May December mette a disagio perché non si capisce molto della psiche dei suoi personaggi, che si dispiega piano piano dicendo poco e poco alla volta, guidando in quello che sembra un taglio da film di inchiesta.
Si assiste ad una messa in scena quantomeno realistica e che non ha lo scopo, didascalico, di spiegare tutto e assolutamente, ma si accontenta di dare spunti di riflessione e interpretazione.
-scelte registiche e costumi-
Bellissimi i primi piani e la fotografia sfocata.
Mi piace il gioco che si fa con le due protagoniste, che finiscono per somigliarsi in una sorta di simmetria.
Iconica la sequenza del trucco allo specchio, scritta molto bene.
I costumi delle due invece guidano lo spettatore per capire l'assimilazione e l'inglobamento in corso.
Pro:
-cast e scrittura dei personaggi-
Julianne Moore, premio oscar nel 2015 per il bellissimo Still Alice, è qui ad una delle sue interpretazioni più difficili, e che ne dimostrano in modo particolare il raffinato talento.
Mettersi nei panni di un personaggio così scomodo e giudicabile di certo non è facile, e lei riesce e darle un tocco di anima, ingenuità, fragilità.
Natalie Portman, premio oscar nel 2011 per Il cigno nero, da innocente Alice che si guarda intorno diventa manipolatoria e focalizzata solo su se stessa e il suo lavoro, interessante, amara e dallo sguardo sagace e tagliente.
Charles Melton, parte tiepidamente e all'inizio del film non spicca, ma poi affronta e fa i conti con un dramma di notevole portata, trasmettendo insoddisfazione, immaturità e debolezza.
-sceneggiatura-
Come detto già nell'analisi la sceneggiatura è interessante e di certo meritevole della candidatura agli oscar, anche se capisco la vittoria di Anatomia di una caduta, secondo me più ricercata.
Il soggetto anche, per quanto disdicevole, affronta tematiche universali come l'amore, la famiglia, la maturità e il delicato confine tra consenso e reato.
Contro:
-doppiaggio-
Interessante la particolarità del sigmatismo (detto in modo profano "avere la s moscia" nel parlato di Julianne Moore, ma trovo l'effetto in italiano quantomeno grottesco, io l'avrei evitato.
-sonoro-
La musica è alta, fastidiosa, irrompe nelle scene con prepotenza e non sempre con coerenza.
Non mi è piaciuto molto al livello tecnico.
Voto: 7-



Sembra interessante, soprattutto per il cast, anche se ti confesso che nella prima foto ho fatto fatica a riconoscere la Portman🫠. Come al solito fai venire voglia di andare al cinema🤣
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