Priscilla (S. Coppola, 2023) : Recensione

  




Il 27 marzo é uscito in sala il nuovo film della regista Sofia Coppola, candidata all'Oscar anni fa per Somewhere, e dietro la macchina da presa di progetti anticonformisti e eccentrici come Marie Antoinette, o profondi e riflessivi come Lost in Translation.
Dirige due attori che sono letteralmente degli astri nascenti, cioè Cailee Spaney (candidata al Golden Globe per questo ruolo)e Jacob Elordi, protagonista del controverso Saltburn (recensione qui) e della famosa scena della vasca che ha causato qualche sincope e la realizzazione di candele ispirate a lui.
Il film, presentato a Venezia, é stato accolto da critiche molto positive e la protagonista femminile ha anche vinto l'ambita Coppa Volpi.
Ma parliamone.

-analisi-

La protagonista, interpretata magistralmente da Cailee Spaney (giovanissima, classe '98) vive il sogno di molte ragazze: fidanzarsi e sposarsi con una grande rockstar, che non solo è affascinante, ma ha anche mille altre qualità. Elvis negli anni '60 rappresentava qualcosa di irraggiungibile, di talento, pieno di successo, di ammiratrici e dal look e dalla verve impeccabile.
Elvis, molto più grande della nostra Priscilla, che ancora frequenta il liceo, è per lei una sicurezza, un volto gentile in un mondo pieno di "no", di solitudine e repressione.
Anche quando lo raggiunge negli Stati Uniti (i due si conoscono in Germania), tutti intorno a lei sembrano proibirle ogni cosa, e lui sembra l'ancora di salvezza attesa.
Priscilla invece vive come una bambola in una casa perfetta ma non vissuta, grande ma vuota, senza amore e senza affetto.
Elvis si rivela a poco a poco come qualcuno di molto diverso da quanto lei immaginasse e sperasse, e questo sogno diventa un incubo.
Ogni dettaglio lucido e perfetto appare discordante e stridente, ogni apparenza di perfezione, ogni capello perfetto, ogni vestito tinta unita...appare come una parvenza di ordine, mentre tutto intorno grida.



Pro:


-fotografia-

Il mondo di Priscilla è sotto una luce soffusa, che la nasconde. Solo quando esce allo scoperto conoscendo davvero Elvis e vivendolo nel quotidiano il suo mondo si colora, ma i toni sono freddi, e poi si torna all'oscurità, alla penombra del peccato e dell'errore.
L'estetica di Sofia Coppola è perfetta, in un equilibrio di colori e geometrico di un livello altissimo.

-costumi, trucco e parrucco-

Jacob Elordi e Cailee Spaney sono sempre perfetti, i costumi anni '60, poi anni '70 sono bellissimi, curati nel dettaglio.
Sono sempre impeccabili anche il trucco e il parrucco, ad evidenziare ancora di più l'apparenza di una vita perfetta, agiata, appagante.
Mai lei appare con il trucco sbavato (se non nell'unica scena in cui si separa da lui, ovviamente), e mai un capello in disordine.
Cura e perfezione.
La bellezza e l'apparenza sono usate come armi per tenere ancorato l'amato.

-scenografia-

Uno stile shabby, con porcellane, smalti sgargianti, moquette, tende, quadri e dettagli vintage, ci trascinano nelle case americane anni 60-70, che sembrano solo un involucro a contenere la tristezza.
Scenografia bellissima e che, come detto nell'analisi, sottolinea la perenne vuotezza della casa e la solitudine della bambola Priscilla, costretta a vivere una vita non appagante, ma che, suo malgrado, ha scelto per se stessa.

-cast-

Cailee Spaney è bravissima, molto intensa e di certo molto promettente, conferisce a Priscilla una forza, che non risiede mai nei suoi gesti, se non in rarissimi momenti di ribellione, ma vive tutta nei suoi occhi blu.
Jacob Elordi, sempre più alto, è molto bello e bravo, si vede che ha lavorato bene sul personaggio e lo fa suo, forse meno nella parte finale in cui, complici soprattutto i vari look più eccentrici, sembra quasi un cosplay.


Contro:



-sceneggiatura-
 
La sceneggiatura non originale, tratta dal romanzo scritto dalla stessa Priscilla Presley ("Elvis and me") non ha alcun guizzo.
Il film è esteticamente perfetto, ma manca un po' di anima.
Il ritmo non sale mai, è un elettrocardiogramma piatto.



Voto: 7--

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