Civil War (A. Garland , 2024) : Recensione


     

Il 18 aprile è uscito in sala il nuovo film di Alex Garland con Kirsten Dunst e Cailee Spaeny, reduce da Priscilla di Sofia Coppola, ancora in sala. 
Il film è stato fin da subito annunciato come qualcosa di controverso e e stridente rispetto alla normale e canonica proposta del cinema statunitense, ma ne parleremo.
Stando a quello che si legge in giro questa pellicola potrebbe essere presa in considerazione dagli Academy nel 2025, essendo made in A24, casa di produzione che è sempre, o quasi, simbolo di qualità, e che ha prodotto vari lavori interessanti di recente, come: The Whale, Everything Everywhere all at once e Past Lives.

-analisi-

Immagini che provengono da una ipotetica futura guerra civile che coinvolge solo gli Stati Uniti...ma che sembrano immagini provenire da qualsiasi altra parte del mondo.
Una guerra interna ipotetica che fa da sfondo ad un Road movie anticonvenzionale, l'occhio dei fotografi di guerra, assuefatto dalla forza dell'abitudine, ci muove verso l'oggettività.
Non c'è pietismo nel film di Alex Garland, non c'è becero e facile sensazionalismo.
In modo realistico, crudo, netto, ci racconta una storia che non é mai avvenuta ma sembra così vera.
L'immagine catturata sembra dare risonanza e valore a ciò che circonda i protagonisti, ma se questo non può e non riesce a muovere coscienze sará utile?
Civil War é un'attenta analisi dei tanti crimini e delle tante guerre a cui gli USA hanno preso parte non combattendo a casa loro.
Gli americani lo capiranno?



Pro:

-un viaggio-

Un Road movie che mette insieme due personaggi carismatici e ormai disincantati, stanchi dai tanti anni di esperienza e conflitti, un anziano ormai alla fine della carriera e una giovanissima ancora ingenua e che rimane scottata dal vedere certe immagini per la prima volta.
Un racconto di un viaggio si, molto americano, con musica americana, quelle canzoni rilassanti da macchina, ma che ci mostra l'orrore più atroce.
Corpi, sangue, morte.
Bandiere che vanno a fuoco, corpi che ardono, in uno spettacolo che, anche se non dovrebbe, affascina.

-societá-

La società statunitense é un insieme di varie etnie, che nel corso del tempo hanno popolato quella che é la potenza mondiale per eccellenza.
Il sogno americano qui diventa incubo.
Vediamo i civili uniti, a prescindere dalle origini, ma i soldati razzisti.
Forti immagini lasciano interdetti e riempiono di inquietudine.
I monumenti dell'occidente in USA non esistono, non c'è una vera e propria storia, sono nuovi, recenti.
Quindi qui i "monumenti" sono carrelli, le piazze, i centri commerciali devastati.
I simboli del consumismo e del capitalismo.


-motivazioni-

La guerra é sempre una brutta faccenda, e si arriva sempre ad un punto di non ritorno, in cui si dimenticano le motivazioni per cui é iniziata.
Sono davvero così importanti?
La sceneggiatura non pone alcun accento, sarebbe superfluo.
La guerra é guerra, e distrugge l'anima.
Non trovo la mancanza di spiegazione una carenza della sceneggiatura, ma anzi, un punto di forza.

-banalitá della morte-

Quando la morte é in ogni angolo smette di toccarci, ed é quello che vivono i personaggi, la stessa colonna sonora ignora la morte, con sonorità leggere che sembrano quasi prenderla in giro.
Lo stesso finale banalizza l'esperienza della morte.
Una coltellata.
Meraviglioso. 

Contro:

-la regia -

Una regia da reporter non ha guizzi, ma era un effetto voluto.
Qualcuno potrà trovare un taglio poco personale, e sinceramente anche io, però non ho altro da dire.

Voto: 9

Commenti

  1. Non amo molto questa tipologia di film ma da come lo descrivi sembra davvero interessante, come sempre fai venire voglia di guardarli. Kirsten ormai non ha più l'aria da innocente🤣, probabilmente mi piace ancora di più per questo.

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