My lady Jane (J. Babbit, 2024): Recensione

 


Il 27 giugno è uscita in Italia su Prime Video la risposta irriverente e dichiaratamente storicamente non azzeccata a Bridgerton: My Lady Jane.
La serie è alla sua prima stagione, si dispiega in otto episodi e, a quanto pare, è stata approvata già la seconda in quanto la prima è stata un successo. Di produzione britannica, diretta dalla regista Jamie Babbit, che ne è anche la voce narrante in lingua originale, e con nomi noti e meno noti: Dominic Cooper, Emily Bader, Edward Bluemel e Kate O'Flynn.
Ma parliamone. 

-analisi-

La storia del sedicesimo secolo inglese prende un po' Lady Jane Grey sottogamba, lei ha regnato solo pochi giorni e poi ha fatto una fine destinata a tante (ad esempio Anna Bolena), ma questa serie riscrive la storia, la rivede, la arricchisce e ci mette un tocco di fantasy. Il dilemma presente all'epoca era quello tra cattolici e anglicani, e qui diviene tra Eitiani e Veritiani, quindi tra uomini che sono anche animali e uomini comuni, riflette così sul razzismo, sui giochi di potere, sulle classi sociali e sulla condizione della donna nell'epoca Tudor, lo fa non prendendosi sul serio, e per questo coglie il punto.

Pro:

-storia-
Ho sempre amato la storia della monarchia inglese, vedere come questa serie abbia selezionato e scelto le dinamiche più interessanti è iconico. Il dilemma sulla successione, la pazzia di Mary Tudor detta "la sanguinaria", l'infelicità dei regnanti e la continua paura di cadere vittima di attentati, la morte come soluzione, la corruzione di consiglieri e guardie, l'atteggiamento della nobiltà.
My Lady Jane ci racconta una dinastia Tudor inedita, un retaggio di un re opulento e spietato come Enrico VIII, che ha gestito figli e mogli secondo le sue necessità, lasciando uno strascico di follia.

-sceneggiatura-

Veramente accattivante, è scritto in modo sorprendente ed irriverente! Fa ridere, usa un linguaggio scurrile e comico, desacralizzando le alte cariche tanto care agli inglesi, e che vengono ancora totalmente distaccate dalla società e dagli individui comuni.
La serie, sebbene sia inglese, prende in giro la società e usi e costumi dell'epoca, inevitabilmente quindi lo fa anche con gli inglesi odierni e sui loro modi di dire, modi di parlare e di mangiare.
Una boccata d'aria fresca.

-Cast-

I due protagonisti,Emily bader e Edward Bluemel, rispettivamente nei panni di Jane e Guildford, sono una rivisitazione in chiave fantasy e sboccata di due personaggi storici, ma noi dimentichiamo la storia e sognamo assieme a loro, alle loro paure ed incertezze, assoluti protagonisti, bravissimi e giovanissimi.

Il tocco villain però è ben più particolare, Kate O'Flynn, nei panni di Mary, già apprezzata in Bridget Jones's Baby, è nata per quella parte: folle, spietata ma buffa e goffa. Dominic Cooper, nei panni di Lord Seymour, è al picco, secondo me, della sua carriera. Mensione speciale per la talentuosa Anna Chancellor nei panni dell'arrivista e calcolatrice Lady Grey.  Un cast di talenti che va oltre la bellezza di scenografia e costumi.

Contro:

-un po' come Bridgerton-

In Bridgerton ci sono varie etnie che convivono e non dipende dal colore della pelle la carica nobiliare, anzi, è tutto forzatamente per l'epoca molto cosmopolita. Qui in parte succede la stessa cosa, ad esempio Re Edward è afrodiscentente, così come la principessa Elizabeth, e ciò è già visto e scopiazzato.

Voto: 8


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