Monster : La storia di Lyle e Erik Menendez (R. Murphy, 2024): Recensione
Il 24 settembre é uscita su Netflix la seconda stagione della serie Monster, dedicata al caso dei fratelli Menendez, colpevoli di aver ucciso i loro genitori nel 1989.
A prescindere dal fatto di cronaca , sicuramente interessante e particolare nel suo genere, la serie presenta un cast che va da solo, con uno spietato Javier Bardem, i due giovanissimi e sorprendenti protagonisti: Cooper Koch e Nicholas Chavez e non solo.
La serie ha fatto molto discutere in quanto il caso é stato recentemente riaperto, ma non é controversa ed assume una posizione più neutrale possibile, mettendoci davanti ai fatti nudi e crudi.
Ryan Murphy ci presenta ancora un prodotto di valore.
-analisi-
Avvolti dal lusso, da Rolex, macchine sportive, enormi ville, party a luci rosse, i fratelli Menendez sono quei tizi antipatici e superficiali che non puoi non odiare, se non fosse per le profonde cicatrici che ne caratterizzano infanzia e età adulta (o dovremmo dire poco più che adolescenziale).
In Monster la sceneggiatura ci fa viaggiare tra colpevolezza e innocenza, ci presenta i suoi protagonisti come dei freddi assassini e poi ci mostra il loro lato più fragile.
Ci porta ad odiarli e poi ci fa piangere con loro, in un'altalena di pro e contro, di giusto e sbagliato, non prendendo mai le loro parti, ma raccontando la nuda storia.
Pro:
-sceneggiatura-
Non si può dire nulla sulla sceneggiatura, che non ci risparmia nulla.
Corpi nudi, morti, splatter, cose impossibili da ascoltare.
Quasi ci infastidisce in alcuni punti perché troppo realistica.
Bene così.
-cast-
I due modelli Cooper Koch e Nicholas Chavez danno un'anima agli assassini.
Sconclusionati, fragili e pazzi, senza dei veri valori a fargli da faro, denudati, accusati, violati.
Due ruoli veramente difficili quanto iconici, a cui loro si sono generosamente prestati.
Ottimo casting director, immenso Bardem e brava Chloe Sevigny, nel ruolo di Kitty, ambigua madre dei due rampolli.
-regia-
La regia, alla Guadagnino style, scompone il corpo maschile e lo mette al pari del femminile, mostrandolo nella sua rude apparenza, servendosi dei corpi dei due attori protagonisti.
Si indugia sulle loro nudità perché si sta cercando di spogliarli anche metaforicamente da ogni sovrastruttura e ogni preconcetto.
Vengono spogliati da alibi e giustificazioni, ma mostrati per quello che sono: fragili.
Un occhio serrato, una regia senza segreti e senza libere interpretazioni.
Che non evoca ma mostra.
Uno stile squisitamente camp e un voyeurismo ammiccante e riconoscibile.
Contro
-rischi-
Sebbene, come ho già detto, la storia sia raccontata nel dettaglio, molte parti sono chiaramente enfatizzate, e un pubblico meno attento potrebbe pensare che in qualche modo si stia deresponsabilizzano i carnefici.
La serie potrebbe essere tranquillamente fraintesa.
Voto : 8



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