ACAB (M. Alhaique, 2025): Recensione
Il 15 gennaio è uscita su Netflix la serie ACAB, tratta dal romanzo di Bonini, articolata in sei episodi tutti da meno di un'ora di durata.
La serie, drammatica, é diretta da Michele Alhaique, e presenta un cast di tutto rispetto tra cui : Adriano Giannini, Marco Giallini, Valentina Bellé e Pierluigi Gigante. É subito balzata ai primi posti della classifica dell serie più viste del momento, vediamo il perché.
-analisi-
Un dibattito sempre aperto e importante é quello sul limite tra la legalità e l'abuso di potere, e in particolare quello su forze dell'ordine e uso della forza.
L'ordine a quale costo?
ACAB ci porta nelle vite sgangherate di alcuni celerini, coloro che devono mantenere l'ordine a tutti i costi, ma che nel frattempo sbagliano, come qualsiasi persona al mondo, e trascurano debolezze e fragilità che nel giro di poco tempo diventano voragini incolmabili.
Problemi con figli, sofferenze sentimentali, crisi sul posto di lavoro, sembrano solo uno spaccato qualsiasi della vita di persone qualsiasi, bellissimo taglio intimista e profondo.
Pro:
-casting-
Su tutti Adriano Giannini, recentemente non l'ho apprezzato molto in Super Sex, la biografia romanzata di Rocco Siffredi, in cui ne interpretava il fratello, secondo me era piuttosto fuori dalla parte e diretto maluccio, qui invece centrato, forte, in un personaggio forte ma fragile, che si fa conoscere piano piano.
Bravissima anche Valentina Bellé, che ho apprezzato tantissimo in The God Mothers di Disney Plus, in un ruolo pesante e sicuramente arduo da digerire. Davvero intensa.
Come non citare il talentuoso Pierluigi Gigante, nel ruolo di Salvatore, sbattuto, solitario e grintoso.
Gigante andrà lontano e sta dimostrando sempre di più quanto vale (é reduce di un film recente: Nata Per te, in cui é assoluto protagonista).
-sceneggiatura-
Il taglio intimista, le vite dei personaggi sussurrate , quasi nascoste allo stesso spettatore e svelate a poco a poco, aiutano a creare un' atmosfera continua di tensione e suspense.
Il buio e l'oscurità avvolgono la maggior parte delle scene, proprio a mostrare l'ambiguità di ciò che vediamo sullo schermo.
Scelte interessanti.
-un weekend sul divano-
Sta avendo molto successo di certo perché non è lunga e tediosa (anche se è dal quarto episodio che tutto accelera in modo evidente), sta piacendo molto e davvero è facile divorarla in uno o due giorni. Prodotto ben confezionato e molto godibile anche per chi non è amante del genere.
Contro:
-presa diretta-
Ho dovuto vedere alcuni episodi con i sottotitoli, mi piace la presa diretta e il suono naturale ha un fascino tutto suo, e non amo che gli attori ri-doppino, ma qui era necessario.
L'audio é disturbato e molti attori (in particolare Giallini) non si riescono a capire in varie sequenze, quasi biascicano.
Voto : 8



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