Adolescence (P. Barantini 2025): Recensione
Il 13 marzo é uscito in streaming su Netflix uno dei prodotti più discussi dell'anno, la miniserie ideata da Graham e Thorne: Adolescence, di produzione britannica, che in soli quattro episodi, dalla durata di circa un'ora, racconta una storia di grande impatto. Nel cast il giovanissimo Owen Cooper (nel momento delle riprese aveva 14-15 anni), Stephen Graham (anche ideatore della serie), Erin Doherty e Ashley Walters.
-analisi-
In quattro episodi, o comunque in miniserie confezionate a pennello, Netflix riesce spesso a mandare messaggi con forte impatto. Adolescence parla di: apparenza, violenza, vita sui social, bullismo e misoginia. Il tredicenne Jamie Miller rappresenta il figlio di una generazione non educata all'empatia, all'accettazione di chi si è, e di una generazione in cui ancora i generi non vengono considerati alla pari. Il regista e gli ideatori affrontano il disagio giovanile con una delicatezza, a mio parere, molto rara, tenendo col fiato sospeso fino all'ultimo secondo dell'ultima puntata. Attraverso dialoghi e regia pulita si entra lentamente nella storia, rimanendo sconvolti e domandandoci se non sia o meno colpa nostra, di noi adulti, se la meta sembra persa nei ragazzi. La fiera del disvalore (il commento su instagram, la popolarità, l'aspetto fisico, l'approvazione), sembra quella a cui tutti partecipano. Crudo sì, ma verosimile.
Da genitore e insegnante (delle medie) provo un forte disagio a vedere questa serie, ma non posso che consigliarla.


_n_S1_E3_00_25_31_20.jpg)
Commenti
Posta un commento