Le assaggiatrici (S. Soldini, 2025): Recensione
Il 27 marzo é uscito nelle sale italiane Le Assaggiatrici, diretto da Silvio Soldini e con il soggetto di Cristina Comencini, tratto dal romanzo omonimo.
Il film é stato girato, per lo più, nella provincia di Bolzano, ed é prodotto da Italia, Belgio e Svizzera.
I protagonisti sono: Elisa Schlott, Max Riemelt e Alma Hasun, e sono attori rigorosamente tedeschi.
Interessante produzione che sta andando bene in Italia, nonostante il genere di nicchia, e ha già superato il milione di incassi.
Parliamone.
-analisi e sceneggiatura-
Di respiro internazionale Le Assaggiatrici é per ora uno dei migliori film usciti nel 2025. Un testo forte e che racconta uno spaccato di storia che ormai é stato raccontato con ogni mezzo possibile, e a questo triste momento del secolo scorso conferisce comunque una dignità tutta sua.
La prospettiva delle assaggiatrici di Hitler é nota solo da qualche anno, grazie al romanzo di Rosella Postorino, e ci rende partecipi di un punto di vista tutto femminile, basato su una vera testimonianza.
Le assaggiatrici anche fanno la guerra.
Anche le donne hanno fatto la guerra, come?
Rimanendo a casa, rimanendo sole, attaccandosi a ricordi e speranze, e rischiando la vita ogni giorno.
Tanto mangiare il veleno o morire di fame, o morire sparate da qualcuno che differenza avrebbe fatto?
Si vive la fame, la disperazione e la solitudine di donne che sono vedove o come dicono loro "zitelle", vittime di un sistema che fa loro credere che tutto ciò che fanno é un "onore".
Prospettiva cruda e spaventosamente vera.
Sceneggiatura che colpisce.
-personaggi-
Incredibile il personaggio di Rosa, che incarna sofferenza, patimento e una muta speranza che qualcosa possa veramente cambiare e migliorare.
Vive lutto, fatica, amore, tutto con estrema dignità.
Albert, il "villain" vittima anche lui di un sistema in cui il passato non lo fa dormire, in cui le scelte che fa sono sempre guidate da altri, ma che rivela atteggiamento violento e a tratti inquietante. Bravissimo Max Riemelt, davvero.
Anche Alma Hasun nel ruolo della misteriosa Elfriede é di certo interessante, uno dei personaggi più enigmatici.
Sono davvero tutti scritti benissimo, anche quelli minori.
-realismo-
Senza scendere in inutili dettagli macabri o splatter il film, con un delicato realismo, ci rende partecipi della storia.
Bellissimo, sobrio, crudo.
La scenografia fa semplicemente da contorno, senza eccessive ricostruzioni d'epoca, dando maggior risalto alla recitazione e ai primi piani.
-regia-
Classica, senza guizzi o esercizi di stile, ma lineare e decisa nei primissimi piani dei bravissimi protagonisti.
Il regista si serve di una fotografia fredda, aiutata dalle nuvole, che diffondono la luce e danno sapore di inverno.
Contro:
-montaggio-
Un montaggio netto e non esattamente musicale crea vari vuoti nel passaggio da una scena all'altra, sicuramente una scelta misurata e volutamente anni '90, ma che non ho apprezzato.
Montaggio però che é bellissimo nei titoli di testa, dove scorre lento, dando l'impressione che si stia aprendo un libro.
Voto: 9



Avevo delle aspettative molto alte per questo film, pur non avendo visto nemmeno il trailer. Essendo una tematica particolare di cui non sapevo nemmeno l'esistenza ero affascinato. Avendolo visto insieme non ho altro da esprimere rispetto a quello che hai già detto, sono totalmente d'accordo anche con il voto. Peccato non abbiano dato risalto agli ambienti circostanti soprattutto a questa fantomatica foresta menzionata in tutto il film ma si siano concentrati esclusivamente sull'ambiente della singola scena volta per volta. Ma alla fin fin è una piccolezza, rimane un film che mi riguarderei volentieri rispetto a tanti altri prodotti da colossi e non faccio nomi... Mufasa.
RispondiEliminasicuramente è un film molto lineare sia per la regia che per la sceneggiatura, e infatti scorre piacevolmente. La storia che vuole raccontare è anche molto stuzzicante da un punto di vista letterario, ma lo fa in modo veramente piatto. Non che mi aspettassi un twist ma quantomeno che la storia mi emozionasse anche senza servirsi di scene forti (come il finale). Alla fine resta una buona cornice di uno spaccato diverso della guerra, che purtroppo utilizza questa vicenda mai raccontata prima, nient’altro che per metaforizzarla alla guerra in generale.
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