Un altro piccolo favore (P. Feig, 2025): Recensione

   



Un altro piccolo favore, sequel di di Un piccolo favore del 2018, è uscito su Amazon Prime lo scorso 1 maggio, diretto da Paul Feig e con un cast d'eccezione: Anna Kendrick, Blake Lively, Elena Sofia Ricci, Michele Morrone e la premio Oscar Allison Janney.
Girato a Capri e rapidamente tra i primi posti dei film più visti su Prime, un prodotto tra la commedia, poliziesco e thriller.
Un prodotto interessante.
Parliamone.
 

-analisi-

Vestito da commedia romantica Un altro piccolo favore è una continua sorpresa.
Il matrimonio annunciato all'inizio è un fake, la relazione anche, l'amicizia anche, e tutto prende una piega decisamente inaspettata, ma non è questa la forza del film, bensì la sceneggiatura.
In originale rende ancora meglio, e l'ironia, il cinismo e i tempi comici dei protagonisti sono iconici.
Cavalca lo stereotipo italiano in modo decisamente americano (vespa, piastrelle azzurre e bianche, cappelli da mare, criminalità organizzata, sacerdoti), ma permette un bellissimo incontro tra cast statunitense e italiano con credibilità.
Solitamente questi titoli risultano essere dei prodotti di scarso livello, non è questo il caso.

Pro:

-cast-

Le due protagoniste sono davvero bravissime, Anna Kendrick è sempre talentuosa, assurdo pensare che abbia debuttato in Twilight, e Blake Lively, che di solito non mi convince, qui ci sta davvero bene.
Su tutti però Allison Janney, premio Oscar qualche anno fa per Tonya, che regala una performance da arrivista femme fatale davvero iconica.
Elena Sofia Ricci, con la quale mi complimento per l'inglese impeccabile, ci fa fare un figurone.
Michele Morrone, molto avvenente, è fisicamente perfetto per la parte.

-sceneggiatura-

Devo ammettere che mi sono davvero divertito, questo tipo di umorismo non solo funziona ed è riconoscibile, ma è fresco, cinico e a tratti tragicomico.
Sono rimasto sinceramente stupito e non mi aspettavo una commedia così ben confezionata. Un po' fantascientifica sul finale, ma una prima metà davvero eccellente.
La penna di Jessica Sharzer e di Laeta Kalogridis, tutta al femminile, ha la sagacia giusta e non annoia mai.


-look-

In It ends with us i look di Blake Lively erano davvero sciatti, qui invece ne esce fuori come una top model, mentre percorre la navata verso l'altare poi ha un abito da sposa che sembra sporco di sangue, come a sottolineare i crimini di cui si è macchiata.
Un lavoro accurato.
Contro:

-stereotipi-

Quando un americano ambienta un film in Italia lo stereotipo è un grande rischio e praticamente è sempre dietro l'angolo.
Limoni, Capri, musica neomelodica, vespa, vino, non manca niente, così come le piastrelle a fantasia bianca e celeste.
Non è male però che il film abbia questo look, peccato per la mafia continuamente citata e tristemente associata, ancora una volta, agli uomini e donne del sud.

Voto: 7



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