Il mio anno a Oxford (I. Morris, 2025): Recensione

    



Le proposte di Netflix si sono via via notevolmente omologate e principalmente provengono dalla Penisola Iberica, con un taglio spesso non ben definito.
Il problema non è tanto la bassa qualità, visto che la proposta è ampia e si possono scegliere anche altri titoli, ma il fatto che sempre più difficilmente dei titoli fanno davvero parlare e discutere, in questo desolante panorama arriva il titolo dell'estate: Il mio anno a Oxford (My Oxford Year), diretto da Iain Morris e ispirato all'omonimo romanzo di Julia Whelan è uscito il 1 agosto 2025.
I protagonisti sono Sofia Carson e Corey Mylchreest, lei vista da poco in La lista dei desideri e lui noto per essere stato il Re Giorgio III in Queen Charlotte, a Bridgerton Story.
Merita o è la classica commedia romantica piena di clichè?

Analisi

Il film, come già detto nell'introduzione, è una classica commedia romantica e, prevedibilmente, di contatto tra "vecchio" e "nuovo" mondo, un po' sullo stampo di L'amore non va in vacanza, l'America è il futuro e l'Inghilterra la culla della cultura mondiale.
Un po' una descrizione superata e, se vogliamo, proprio di stampo americano.
Un amore glamour a prima impressione impossibile, che va avanti all'inizio per la spensieratezza e la sfrontatezza, poi prende contatti con la realtà e con un passato più sofferto del previsto, ovviamente.
Non manca l'amore ma manca ogni tipo di audacia, tutto castigato e off screen che manco la pubblicità di un convento.
Pro:



-Corey Mylchreest-

L'attore 27enne penso che sia il motivo del successo del film.
In Queen Charlotte aveva interpretato un bellissimo personaggio, tormentato e che viveva una storia d'amore incredibile.
Vedere lui sulla locandina sicuramente attrae un grande pubblico, e di questo sono felice perché è un bravo attore, molto giovane e che potrà di certo avere altre importanti occasioni nella carriera.

-svolta drammatica-

La svolta drammatica dopo la prima metà del film riesce a conferire al veloce e superficiale inizio un'inaspettata profondità.
Questo lo rende simile a tanti altri film, ma almeno non ci offre un finale scontato.

-Film-

Nell'epoca in cui sono le serie televisive a spopolare sui canali streaming mi fa davvero piacere che un film, che non dura neanche tanto, sia ai vertici della classifica di Netflix.
Probabilmente è questo il taglio di cui il grande pubblico ha bisogno adesso, un romantico ma non troppo, un drammatico ma non troppo, attori famosi ma non troppo...che però siano belli.

Contro:



-clichè-

L'incontro per caso goffo e strambo nell'immediato inizio, il secondo incontro pieno di imbarazzo, la conoscenza veloce e piena di inaspettati punti in comune.
Penso che ogni film romantico al mondo inizi così.
Qualche stereotipo sugli americani, qualche stereotipo sugli inglesi, anche sottolineati e ostentati, ad esempio "siamo inglesi, non parliamo dei nostri sentimenti" o "voi in America avete il baseball e le auto grandi".
Ah, c'è anche il migliore amico gay...senza parole.

-Sofia Carson-

Lei è sempre troppo composta, sempre che sembra appena uscita dalla copertina di una rivista.
Non è credibile come attrice per quanto mi riguarda, e non cambia da un personaggio all'altro, sembra sempre appena messa in piega in un salone, non ha il minimo guizzo, ed è credibile come studentessa a 33 anni così come lo era Rizzo come diciottenne in Grease, nonostante sia una bellezza delicata e particolare.


Voto: 6





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