Una di famiglia - The Housemaid (P. Feig, 2025): Recensione

         



Ho aperto il mio anno cinematografico con questo film. Ho scelto un thriller psicologico perché il cast mi sembrava promettente.
Una di famiglia (The Housemaid), tratto dall'omonimo romanzo best seller, é uscito il 1 gennaio e sta andando piuttosto bene, anche se la maggior parte delle sale é ovviamente per i blockbuster della stagione natalizia, che ancora tengono botta (Buen Camino, Avatar 3, Zootropolis e Norimberga), eppure ieri sera la sala era piena. La regia é di Paul Feig e nel cast : Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar e il nostro Michele Morrone, nel ruolo del giardiniere Enzo.
Parliamone.

Analisi  

Questo film è come una bambola matrioska, che piano piano si apre mostrando dettagli e sfaccettature quasi imprevedibili.
I personaggi vivono tra loro situazioni e legami molto tesi, che sfociano in conflitti pesanti e rivelatori.
Non è banale il risvolto, e i tre protagonisti appaiono, inizialmente, diversi da come sono realmente.
Abbiamo tre carnefici perché i tre personaggi principali, per motivi differenti, feriscono gli altri.
Tra veri e propri delitti, controllo, bugie, love bombing, violenza fisica e psicologica, autolesionismo, violenza verbale, non si salva praticamente nessuno.
Una di famiglia è uno spaccato, esagerato ma realistico, della realtà relazionale e familiare.
Un thriller ricco di ansia e suspense, veramente ben scritto e godibile, con un ottimo ritmo.

Pro:

-i tre protagonisti-

Davvero eccellenti le performance di tutti e tre i personaggi!
Sydney Sweeney è sempre più interessante, fa ottime scelte lavorative e a soli 28 anni ha già esplorato i generi (sentimentale, horror, drammatico ecc) e sembra davvero a suo agio in ogni ruolo, anche qui regala una performance molto buona.
Amanda Seyfried ne ha fatta di strada da Mean Girls e Mamma mia, ed è in un ruolo forte e drammatico, quasi stupisce per talento e capacità di inquietare, ricorderò per molto tempo il suo sguardo spaventoso.
Brandon Sklenar, visto in un ruolo non fortissimo da poco in It ends with us, è qui davvero presente in tutta la sua bellezza (indispensabile per il ruolo) e la sua bravura.
Il casting director ha saputo fare il suo lavoro.


-sceneggiatura-

La scrittura è claustrofobica, veramente ansiolitica.
La sceneggiatura è davvero degna di un ottimo thriller psicologico.
Si passa da momenti di calma ad alcuni di disperazione con grandissima facilità, e si arriva verso un finale che lascia a bocca aperta, davvero un ottimo ritmo, più di due ore che scorrono benissimo.


-look dei personaggi-

C'è un evidente differenza e distacco tra i look dei personaggi in base al loro ceto sociale, e il vestito in questo film racconta molto chi sei, così come le pettinature o il trucco.
Anche lo "scambio" di vestito indica un testimone che passa, un ruolo che cambia, davvero un lavoro interessante.


Contro:





-Michele Morrone- 

Grande plauso per i protagonisti, ma tutto il resto è noia.
Michele Morrone, che interpreta un giardiniere italiano di nome Enzo, che dice, credo, 4 battute in tutto il film, dovrebbe essere utile ma non lo è, dovrebbe essere misterioso ma non lo è.
La sua recitazione è inguardabile, e anche il "risvolto" che ha sul finale cozza totalmente e sembra pure poco credibile.


Voto: 8




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