Il diavolo veste Prada 2 (D. Frankel, 2026): Recensione

       



A 20 anni dal primo, geniale, Il diavolo veste Prada, esce il sequel più atteso degli ultimi tempi.
Girato tra giugno e ottobre dello scorso anno, riporta sul grande schermo il quartetto magico: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, che negli ultimi anni hanno collezionato qualche nomination all'Oscar (Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi e ne ha vinto uno per Les miserables), Meryl Streep ne ha vinto uno nel 2012 per The Iron Lady ed é stata candidata negli ultimi vent'anni praticamente un anno si e uno no, Tucci é stato candidato all'Oscar per Amabili resti e Emily Blunt per Oppenheimer!
Stiamo parlando di un cast stellato, un regista che torna al timone di un successo assicurato come David Frenkel, e una colonna sonora tra cui spicca una canzone di...un nome a caso ...Lady Gaga.
Parliamone.


Analisi  

Molti sequel nascono per macinare senza scrupoli nuovi soldi, questo racconta qualcosa per davvero.
Il diavolo veste Prada é stato un fenomeno di costume venti anni fa, con battute, scene, monologhi e modi di dire che sono rimasti nella storia del cinema.
Questo film prende la moda, la usa come sfondo, prende l'editoria e la usa come escamotage narrativo, e lavora sulle storie personali dei protagonisti, che sono esattamente e sorprendentemente coerenti col primo film.
Tutti sono cresciuti e hanno sperimentato ma non hanno tradito loro stessi e i loro, discutibili o meno principi. Una fresca, inevitabile ed interessante riflessione sulla comunicazione oggi, sul modo di fruire notizie e tendenze, sulla superficialità della notizia effimera, del click senza interesse e valore.
Nuovo ma classico, senza stereotipi.


Pro:

-Coerenza-
Eccoli tutti e quattro, meravigliosi.
Miranda, Andy, Nigel ed Emily hanno mantenuto le loro personalità ma hanno visto il mondo cambiare, mantenendo eleganza e raffinatezza anche nelle difficoltà.
Tutti loro risolvono il loro irrisolto e sono iconici.
É un film che chiude veramente il cerchio.
I quattro interpreti non solo riescono nell'impresa, ma sono sempre una garanzia di talento, limpidezza e freschezza.
Meryl Streep leggenda, qui ci regala una Miranda più fragile.
Bravissima e perfettamente in focus Simone Ashley, molto più convincente qui che in altre produzioni.

-location-

Il budget c'è e si vede.
Nei film vediamo sempre di più esterni, città estere, stereotipate o raffigurate tutte alla stregua di una cartolina, in particolare l'Italia.
Qui Milano é meravigliosa, mozzafiato e ritratta così com'è.
Grande rispetto di ogni ambientazione e onestà.

-colonna sonora -

Lady Gaga non é una brava attrice, ma qui recita bene pure lei.
La sua scena sulla passerella é degna di una sfilata di vera alta moda, le canzoni nuove sono pop, orecchiabili e adatte, le musiche del primo film ritrovate come per farci sentire a casa, piazzate al momento giusto.

-cambiamento-

Cambi di rotta rispetto a vent'anni fa.
Look d'alta moda ma il casual é sempre dietro l'angolo.
É tutto meno patinato, più onesto.
I personaggi si parlano in modo più diretto, più sincero e i rapporti fanno un passo in avanti.


Contro:

-sceneggiatura-

Stiamo vedendo una commedia e questo non va mai dimenticato, quindi le aspettative sul livello dell'intreccio narrativo non erano altissime.
Non mi aspettavo una sceneggiatura premio Oscar quindi, non lo era neanche quella di vent'anni fa, ma alcuni intrecci ricalcano situazioni già viste, ed amate, del primo capitolo, svelando più una tendenza a rassicurare e non confondere il pubblico di fan che ha stupirli.
Nessuna sorpresa, tante conferme, qualche cambiamento.
Però funziona.

Voto: 8


Commenti

  1. Ma sai che, tra tutti i film, non mi aspettavo che gli avresti dato 8? Sono veramente contento, perché il primo film rimane per me un must da riguardare ogni tanto e mi fa sempre lo stesso effetto. Sapere che c'è un sequel da 8 mi riempie di gioia, sempre al top co ste recensioni!

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