Mother Mary (D. Lowery: 2026): Recensione

          



Il 14 maggio è uscito in sala il nuovo film con Anne Hathaway: Mother Mary.
Il nuovo prodotto di casa A24 (che ha realizzato dei gioiellini come The whale, Past lives, La zona d'interesse e Civile War) è un altro film d'autore lontano ma adatto alla stagione dei premi. Oltre alla Hathaway nel cast Michaela Coel e Hunter Schafer. Parliamone.

Analisi  

Non è di certo un film facile da capire.
La moda si fonde con: religione, riti voodoo, misticismo e musica.
La nostra Mother Mary rappresenta le pop star dei giorni nostri, prendendo spunto da Lady Gaga, Beyoncé e Taylor Swift, raccontando che l'immagine è tutto per una super star, e anche i loro abiti ci raccontano a che punto sono della loro vita.
Spesso non si riesce a superare un problema,una difficoltà, e ciò che di brutto viviamo ci rimane dentro,come un'ombra o meglio...un fantasma.
Tra tensione, repressione e tanto non detto, il film scorre fino ad un epilogo che, volontariamente,non è quello che ci si aspetterebbe.


Pro:

-Anne Hathaway -

La premio Oscar, a volte dedita a commedie, è qui in un dramma intenso e alla stregua dell'horror, in tutta la sua abilità drammatica.
Un anno importante per l'attrice, a breve in sala anche con l'Odissea di Nolan, che stia andando verso un nuovo Oscar?
Bravissima in tutte le scene, quelle musicali poi sono epiche.
Michaela Coel anche brava, inquietante.

-costumi-

I costumi sono personaggi del film, la vera costumista é Bina Daigeler, una visionaria che mischia sacro e profano,giocando con mantelli e aureole.
Davvero un lavoro unico e uno stile tra il gotico e l'avanti Cristo.
Hathaway divina in ogni abito.

-colonna sonora  -

Molto interessante il tono che la musica conferisce ad ogni sequenza, a prescindere dalle canzoni pop naturalmente inserite in quanto fondamentali per raccontare il personaggio e la sua evoluzione.


-teatro-

Le due protagoniste sembrano stare a teatro, raccontando dubbi e paure in una sorta di deriva metacinematografica ed autoriflessiva.
Davvero un lavoro di una regia attenta ed originale.
Contro:

-spigoloso-

La fragilità delle protagoniste rende la sceneggiatura avvincente, e anche la tensione tra loro, ma molti passaggi risultano grotteschi e fin troppo surreali per sembrare, veramente, una parte fondamentale della trama.
Quasi indistinguibile la metafora dalla realtà.
Sceneggiatura non sempre convincente.


Voto: 7+


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