Euphoria 3 (S. Levinson, 2026): Recensione

           



Dal 13 aprile al 1 giugno è stata trasmessa su HBO la terza, e ultima, stagione di Euphoria, otto episodi (uno ogni lunedì) dalla durata di circa un'ora.
Il regista, sceneggiatore, ideatore è ovviamente lui: Sam Levinson, e gli attori principali: Zendaya, Maude Apatow, Jacob Elordi, Eric Dane, Alexa Demie, Sydney Sweeney, Hunter Schafer e Colman Domingo.
Il teen drama meno teen e più drama degli ultimi anni chiude dopo sette anni dal primo episodio.
Parliamone, non riuscirò a non fare spoiler.

Analisi  

I teen drama americani sono pane quotidiano per noi millenial, Dawson's  creek, Beverly hills 90210, The O.C. e molti altri, rappresentano riferimenti e momenti di scoperta per tutti noi.
Euphoria però in questi anni ci ha mostrato degli adolescenti (interpretati, fortunatamente, da adulti, gente che ha quasi trent'anni), che fin dal primo episodio sfidano taboo su: sesso, droga, perversione, illegalità, pornografia...quasi esagerando.
Il tono delle prime due stagioni, per quanto assurde e fin troppo irrealistiche, è ironico, quasi di satira, e fa genuinamente sorridere in molti momenti, con degli iconici momenti di metacinema e di autoriflessione.
La terza stagione è il panico totale.
I personaggi: Cassie, Rue, Maddy e Nate in particolare, diventano totalmente scemi, dimenticando qualsiasi tipo di riferimento e mettendosi in pericoli al limite dell'horror movie e dello splatter, facendo rimpiangere gli armadietti del liceo.
Ognuno di loro fallisce tremendamente nella vita, e l'unica che rimane incolume è Jules, la quale fa un lavoro disdicevole ma sacrifica ogni forma di autodeterminazione preferendo la qualità della vita da escort mantenuta.
Sul serio? La Jules artista che mostrava la sua realtà e la sua genuinità ad ogni persona? La Jules onesta con se stessa e legatissima al padre?
Ci siamo dimenticati tutto il passato del personaggio, ottimo.
Quei giovani di belle speranze hanno davvero meritato questa fine tremenda?
Lexie, sceneggiatrice fantastica, porta il caffè ad una regista di Hollywood e non capiamo mai davvero che ruolo abbia.
Nate furbo, impunito, bellissimo e perfido crepa come un deficiente ammazzato da un serpente che passa casualmente in un tubo?
La sua storyline é grottesca, Elordi ha una storyline più credibile in Frankestein.
Ci sono lati positivi?



Pro:

-Colman Domingo-

L'ho amato.
Colman Domingo ha un personaggio scritto veramente bene, e lo porta a casa in modo più che discreto!
Ho recentemente apprezzato Colman in Michael (è uno dei punti di forza del film), e devo ammettere che il suo "pentito" Alì che decide di aiutare i giovani è credibile, un po' portato avanti per le lunghe forse, ma penso che sia impossibile non empatizzare con lui.

-scenografie-

Il Budget c'è, e non solo perché ora si sono potuti permettere di pagare attori candidati all'oscar o al Golden globe (Jacob Elordi e Zendaya ad esempio), ma anche perché gli ambienti, le case, i locali, raccontano tanto dei nostri personaggi.
In particolare Cassie (Sydney Sweeney), comunica attraverso i colori delle pareti, e appare "chiusa" in ambienti sempre bellissimi, che riflettono ciò che lei vuole trasmettere a clienti e persone, nascondendo il suo totale vuoto interiore.

-i costumi-

I costumi sono sempre stati importanti nella serie, le converse all star di Rue sono passate alla storia, e i meravigliosi abiti di Jules in questa terza stagione ci raccontano il suo ceto sociale, cambiato dall'era dei capelli dai mille colori e le minigonne.
Nate invece, Elordi, è ben vestito ma tutto rotto, gli hanno tolto prima un dito, poi un altro, dimostrando il marcio che lui aveva dentro.

-religione-

Profondo ed interessante il percorso di conversione, un po' poco spontaneo ed autoindotto, del personaggio di Rue, poi di Lexie alla fine (la quale si era proclamata atea nelle precedenti stagioni, nonostante le origini ebraiche).
Fresco e genuino il modo in cui la Bibbia viene introdotta in molte scene, interessante ed insolito che dei giovani di una serie ragionino su etica e spiritualità, oserei dire: coraggioso, e lo dico da studioso di teologia.

Contro:

-Tarantino-

Stai vedendo un teen drama e a una certa è un western di Tarantino ma più splatter.
Sangue ovunque, morte ostentata, esagerazione che copre idee deboli e slegate.
Serpenti ovunque, ho seri problemi con queste bestie, e ho dovuto mandare avanti veloce alcune scene decisamente non necessarie!
Il regista, produttore, sceneggiatore, truccatore, amico della troupe, paninaro Sam Levinson ha voluto superare ogni forma di limite o decenza, e so lo è potuto permettere solo grazie alla credibilità acquisita precedentemente.
Una stagione così slegata dalle precedenti avrebbe fatto un flop terrificante con altri nomi e se fosse stata la seconda.
Comunque due degli attori della serie sono, purtroppo, deceduti nella realtà, cioè Eric Dane e Angus Cloud, e quattro-cinque personaggi sono morti malissimo nella finzione.
Possiamo dire che Euphoria chiude per il sacrificio che il regista ha fatto delle sue stesse creature?

-Kat?-

L'attrice interprete di Kat Hernandez, Barbie Ferreira, ha lasciato la serie dopo due stagioni in cui era ben più che ricorrente.
Come è stato trattato il suo personaggio?
Non è stato più menzionato, fine.
E questa sarebbe una scrittura coerente? 


Voto: 6,5, solo per Colman Domingo.


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