In the grey (G. Ritchie, 2026): Recensione

           



Il 14 maggio è uscito in sala il nuovo film con Jake Gyllenhaal, Henry Cavill, Rosamund Pike e Eiza Gonzalez: In the grey, il cui titolo gioca proprio con l'idea di "zona grigia" cioè uno spazio ai limiti della legalità , ma molto più vicino al reato.
Il film non è decollato a livello di incassi e nemmeno a livello di critica, cerchiamo di capire perché.


Analisi  

Non è di certo difficile capire il genere, vi elenco gli ingredienti:
-cast famoso;
-azione;
-thriller;
-spara spara;
-corri corri;
-o muori muori.
C'è altro da aggiungere?
Tra soldi, truffatori, petrolio e loschi piani segreti, il regista si impegna di più a scrivere gli stratagemmi con cui si può lasciare un'isola che i suoi personaggi.
I tre protagonisti non hanno una backstory, non sappiamo nulla di loro, solo che sono criminali quanto basta per fare il lavoro sporco (ammazzare la gente ).
Lei, Rachel, avvocatessa bellissima, decisa e pungente, ha un minimo di senso in più.
Operazione estiva per portare al cinema gli amanti del genere che, devo ammettere, negli ultimi tempi sono stati molto poco accontentati, infatti in particolare negli ultimi 2-3 anni sono usciti principalmente sequel, live action e horror .


Pro:

-cast -

I protagonisti sono talmente bravi che riescono ad interpretare i loro personaggi anche se questi personaggi non sono scritti!
In quanti ci riuscirebbero?
Su tutti: Jake Gyllenhaal, bravo in ogni ruolo.

-costumi-

I costumi degli uomini sono trascurabili, ma vogliamo parlare della Gonzalez?
Le sta bene qualsiasi cosa, anche una camicia e pantalone, fino agli abiti di alta sartoria.
Il suo personaggio così femminile ma così tosto, é descritto ed arricchito ancora di più dagli abiti scelti.

-ritmo  -

Il film se ne va in un'ora e 48, senza annoiare, senza dilungarsi, ed è una visione poco impegnata perfetta per chi vuole passare un pomeriggio o una serata con aria condizionata al cinema, ma per i non amanti del genere consiglio la visione a casa al momento dello streaming o semplicemente la non visione.

Contro:

-ops-

La fragilità della sceneggiatura é che, forse anche per brevità del lungometraggio, i personaggi non sono scritti, ciò non genera empatia,non genera più di tanto interesse e non fa neanche temere per la loro vita...dato che stiamo assistendo alla vita di gente che non conosciamo.
Grande pecca.
Ah, la locandina é uguale a quella di Una notte da Leoni...ma perché? Hahaha

Voto: 6,5


Commenti

Post popolari in questo blog

Cime tempestose (E. Fennell, 2026): Recensione

Frankenstein (G.Del Toro, 2025): Recensione

Elio (D. Shi, M. Sharafian 2025): Recensione