Anatomia di una caduta (J. Triet, 2023): Recensione

 





In ottobre è uscito nelle sale cinematografiche italiane il francese Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute) ed ora è disponibile a noleggio su Prime, dove ho potuto recuperarlo.
Il lungometraggio è scritto e diretto da Justine Triet, già palma d'oro a Cannes 2023, e la Triet è l'unica regista candidata all'oscar come Miglior regista quest'anno, è la quota rosa del 2024, e trovo tutto ciò assurdo.
Sia la Gerwig che Celine Song meritavano un'opportunità, la Gerwig per il fenomeno che ha creato con Barbie, e la Song per la raffinatezza di luce e scelte in Past Lives.
Anatomia di una caduta è candidato a cinque oscar (tutte le nomination QUI), i premi verranno consegnati domenica 10 marzo, in Italia la diretta inizierà alle 23:30 su Rai Uno, sono un fremito, non vedo l'ora.
Ho visto tutti i dieci film candidati a miglior film e ne sono entusiasta, ecco tutte le mie recensioni: American FictionBarbieOppenheimerPast LivesLa zona d'interesseThe HoldoversMaestroKillers of the flower moon Povere Creature.
Il cast comprende Sandra Huller, Swann Arlaud e Jehnny Beth.

Ma parliamone.


-analisi e sceneggiatura-

Alpi e neve, luoghi di silenzio, da thriller del nord Europa, da romanzo giallo che tiene col fiato sospeso.
La calma con cui si districano gli eventi in Anatomia di una caduta, delitti, interrogatori, morti, vengono guidati da una regia che non giudica, che non prende parte e che rimane esterna come un osservatore, in un'ottica volutamente voyeuristica, noi scopriamo gli eventi insieme ai personaggi, facendo i conti con la dura realtà man mano.
Scritto tra l'inglese e il francese, questo giallo non sembra un giallo ma sembra un dramma familiare, e ne ha tutte le caratteristiche.
Una vita tranquilla nasconde tanto, una lontananza dal caos della città, porta alla tragedia e non al miglioramento come auspicato dai protagonisti.
Un film raffinato e intelligente.



Pro:







-regia-

Ho già elogiato la regia di Justine Triet nell'analisi, ma voglio soffermarmi sul discorso accennato nell'introduzione.
Nel corso della storia degli Oscar hanno vinto l'ambita statuetta solo tre registe donne: nel 2010 Kathryn Bigelow per The Hurt Locker, nel 2021 Chloé Zaho per Nomadland e Jane Campion nel 2022 per Il potere del cane.
La Gerwig è stata candidata per Lady Bird, ma non ha mai vinto, e quest'anno è stata candidata solo per la miglior sceneggiatura non originale in Barbie, allo stesso modo Celine Song, acclamata regista di Past Lives, non ha avuto alcuna considerazione.
Sono contento che Justine Triet sia nella rosa dei cinque candidati e spero che non sia solo un banale contentino, merita veramente.

-cast-

Incredibile, magnetica ed intensa: Sandra Huller.
Quest'anno l'attrice tedesca è in due dei film nei dieci Miglior film, questo e La zona d'interesse.
Per Anatomia di una caduta è stata anche candidata all'Oscar.
Di certo è tra le attrici più interessanti del momento, ha totalmente canalizzato l'attenzione su di lei in questo progetto, ed è l'anima e cuore pulsante del film.
Fredda, misurata, di incredibile metodo e talento.

-sceneggiatura-

Come un giallo che si rispetti, la risoluzione del delitto, attraversa pazientemente varie fasi, senza svelare troppo, ma accompagnando lo spettatore un dettaglio alla volta, creando colpi di scena che non scadono mai nella banalità del sensazionale, dell'impressionante, ma svuotando tutto e regalando allo spettatore la possibilità di mettere insieme in autonomia i vari pezzi.

-ambientazione-

Mare o montagna? Montagna tutta la vita.
Io amo la neve, le baite e i luoghi isolati.
Trovo meraviglioso il contrasto tra la purezza della neve e lo sporco del sangue, che arriva a contaminare qualcosa di perfetto.
L'atmosfera ovattata delle Alpi rende tutto stranamente poetico.



Contro:



-ritmo-

Chi é abituato ad un certo tipo di giallo/thriller troverà ritmo e montaggio più lenti del solito, e più lenti dei soliti film ricchi di momenti adrenalinici.
A me sta bene questo ritmo.


Voto: 8,5

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