American Fiction (C. Jefferson, 2023): Recensione
Il 27 febbraio è uscito su Prime Video American Fiction, nuovo lungometraggio di Cord Jefferson con Jeffrey Wright, Sterling K. Brown e Erika Alexander, candidato all'oscar come miglior film e non solo (tutte le nomination QUI), i premi verranno consegnati domenica 10 marzo, in Italia la diretta inizierà alle 23:30 su Rai Un, sono un fremito, non vedo l'ora.
Ho visto tutti i dieci film candidati a miglior film e ne sono entusiasta (le recensioni sono tutte sul blog, ve le linko comunque qui: Anatomia di una caduta, Barbie, Oppenheimer, Past Lives, La zona d'interesse, The Holdovers, Maestro, Killers of the flower moon e Povere Creature).
Il lungometraggio è tratto dal romanzo Erasure, ed è candidato infatti anche nella categoria Miglior sceneggiatura non originale dove si scontrerà con Barbie, Oppenheimer , La zona d'interesse e Povere creature, non penso però che abbia poche possibilità di vittoria, è infatti una delle scritture più interessanti in gara.
-analisi e sceneggiatura-
Un film interessante e diverso dalle solite proposte, in cui un afroamericano, scrittore, stufo degli stereotipi in cui sono ingabbiati gli afrodiscendenti nel contesto statunitense, che spesso li ingabbia in attività illecite, famiglie disfunzionali, poca affidabilità e criminalità, decide di ribellarsi a suo modo.
Lo scrittore protagonista, mentre la sua vita personale va a rotoli, decide di scrivere sotto pseudonimo un romanzo che parla dei drammi di un ragazzo del ghetto in modo rozzo e sgrammaticato, per prendere in giro lo stereotipo e far rendere conto alle case editrici che tutto ciò è superato...ma, inaspettatamente tutto questo ha grande successo e lui viene perfino contattato per un film!
Tutto ciò, in una sceneggiatura cinica e senza peli sulla lingua, ci porta a riflettere e a comprendere quanto sia facile nella nostra società catalogare le persone in base alla propria etnia, il proprio lavoro o la propria provenienza sociale, dimenticando profondità, sfumature e dando tutto per scontato senza approfondire mai le culture altrui, perché si pensa di conoscere tutto e tutti.
American Fiction è importante e necessario, oltre che scritto benissimo.
Pro:
-irriverenza-
Mi è piaciuto molto il taglio del film, ho sempre apprezzato particolarmente le commedie amare, che veicolano messaggi importanti, drammatici e che hanno anche degli importanti risvolti sociali, rimanendo brillanti e intrattenendo.
La regia non è geniale, lo è tuttavia la sceneggiatura, come già detto, degna di nota.
-cast-
Ho apprezzato particolarmente il protagonista, interpretato da Jeffrey Wright, candidato all'oscar e che dovrà vedersela con i favoriti della categoria: Cillian Murphy e Paul Giamatti.
Wright ha dato una chiara identità al suo personaggio, benvestito e composto, indignato e ironico, spregiudicato e bugiardo, macchinoso e scoraggiato.
Bravissima anche Jessica Alexander, nel ruolo di Coraline, profonda e tagliente.
Leslie Uggams poi, nel ruolo della madre del protagonista, racchiude un insieme di fragilità e forza che danno un tocco drammatico al film, rendendo tutto più amaro e realistico.
Bravo e con un personaggio particolare e dalle difficili sfumature anche Sterling K. Brown, candidato all'oscar come miglior attore non protagonista.
-musica-
Molto presente la colonna sonora Jazz, che accompagna ogni sequenza, sempre allegra e travolgente, come a voler guidare un percorso verso la consapevolezza.
Contro:
-distribuzione-
Di questo film non si è parlato abbastanza, anzi non si è parlato per niente.
In Italia è uscito solo in streaming e so che in USA è stato distribuito poco e male.
Un contro quindi, che non dipende dal progetto, è che non verrà visto molto.
Voto: 8



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